La foto del mese di agosto 2026.
Rubrica a cura di Dario Sequi.

Ci sono corse che si misurano in chilometri.
Questa si misura in secoli.
Per la Foto del mese di agosto 2026 ho scelto la Corsa degli Scalzi: sette chilometri di strada bianca tra Cabras e San Salvatore di Sinis, centinaia di uomini vestiti di bianco, i piedi nudi, il simulacro del Santo portato a spalla.
Curo per Appunti di Famiglia la rubrica La foto del mese.
Ogni mese una sola immagine.
Mai per caso.
Questa non racconta una festa. Racconta un’appartenenza.
Perché si corre scalzi tra Cabras e il Sinis?
La corsa si tiene il primo fine settimana di settembre. Quest’anno il primo sabato cade il 5.
All’alba il Santo lascia Cabras. La domenica torna.
Circa novecento curridoris, divisi in quattordici gruppi, coprono sette chilometri di sterrato senza fermarsi. Saio bianco, cordone in vita, piedi nudi sulla terra.
All’origine c’è un episodio del 1619: un’incursione dei mori sulla costa del Sinis. Si racconta che gli abitanti, per mettere in salvo il simulacro, corsero sollevando tanta polvere da far credere agli invasori di avere davanti un esercito.
Quella polvere, allora, fu difesa.
Oggi è memoria.
Cosa fa una comunità con la propria paura?
La maggior parte delle comunità, con la paura, fa una cosa sola: la dimentica.
Qui è successo il contrario.
La paura non è stata rimossa. È stata trasformata in gesto, e il gesto è stato ripetuto per quattro secoli. Ogni anno, alla stessa ora, sulla stessa strada.
Non è nostalgia. È manutenzione.
Le comunità che durano non conservano i ricordi. Li esercitano.
Non si corre per arrivare. Si corre per non dimenticare.
Cosa c’è sotto il paese che li aspetta?
Il punto d’arrivo è un villaggio di poche case basse, le cumbessias, abitate solo nei giorni della festa.
Al centro, la chiesa.
Sotto la chiesa, un ipogeo scavato nella roccia: corridoi, stanze, un pozzo. Sulle pareti, iscrizioni in latino, in greco e in arabo. Disegni a carboncino con Marte e Venere, Ercole e il leone Nemeo. Imbarcazioni incise tra il IV e il XVI secolo.
L’acqua di quel pozzo era sacra molto prima che lì sopra si costruisse una chiesa.
Gli uomini corrono verso un luogo di culto.
Sotto quel luogo di culto ce n’è uno più antico.
Non è una contraddizione. È una stratificazione. Le tradizioni vere non cancellano ciò che trovano: ci si posano sopra.
Perché ho fotografato la polvere e non i volti?
Sono nato in quest’isola e sono quarant’anni che inseguo volti, ombre, attese.
Ci sono momenti che ancora mi fermano il respiro. Questo è uno di quelli.
Perché non si fotografa soltanto ciò che si vede. Si fotografa ciò che vibra nell’aria: il suono dei passi, il bianco delle vesti, il silenzio concentrato degli sguardi.
Avrei potuto scegliere un volto. Ci sono volti straordinari, in quella corsa.
Ho scelto la polvere.
Perché la polvere è l’unica parte visibile di ciò che accadde nel 1619. È la stessa che confuse lo sguardo del nemico. È la polvere dei padri, dei nonni, dei figli.
E perché la luce, quel mattino, sembrava sceglierli. Li attraversava lentamente, come se volesse accompagnarli negli anni a venire.
La domanda che resta
Sono queste le fotografie che restano.
Non perché raccontano un evento. Perché trattengono un’anima.
Quando la polvere si posa, e la corsa finisce, qualcosa rimane ancora sospeso nell’aria.
Ognuno di noi porta qualcosa a spalla, ogni giorno.
La domanda non è quanto pesa. È per chi lo stiamo portando.
Dario Sequi
L’autore
Dario Sequi cura per Appunti di Famiglia la rubrica "La foto del mese". Fotografo e narratore di luoghi, ogni mese seleziona una sola immagine e la accompagna con uno sguardo personale, fatto di osservazione, memoria e attenzione al territorio. Appunti di Famiglia è il diario editoriale di FA Travel, casa di viaggio MICE e lusso con sede a Cagliari e Olbia, in Sardegna.
FAQ
Qual è la foto del mese di agosto 2026?
Racconta la Corsa degli Scalzi: centinaia di uomini in saio bianco che corrono a piedi nudi da Cabras a San Salvatore di Sinis, nella polvere sollevata dal loro passo.
Che cos’è la Corsa degli Scalzi e quando si svolge?
È il rito che accompagna il simulacro di San Salvatore da Cabras al villaggio di San Salvatore di Sinis, lungo sette chilometri di strada sterrata percorsi a piedi nudi. Si tiene il primo fine settimana di settembre: il sabato l’andata, la domenica il ritorno.
Perché si corre a piedi nudi?
Il rito ricorda un episodio del 1619, quando gli abitanti di Cabras corsero per mettere in salvo il simulacro durante un’incursione moresca. La polvere sollevata dalla corsa, secondo il racconto tramandato, fece credere agli invasori di trovarsi davanti a un esercito.