Articolo #08 – Marta Caboni: l’eccellenza invisibile che guida il nostro MICE in Sardegna
Intervista a cura di Andrea Atzeri
Ci sono persone che non cercano il centro della scena. Preferiscono stare un passo indietro, dove la luce è più bassa ma la responsabilità è altissima: lì dove un evento nasce davvero.

Marta Caboni è una di queste persone.
È una nostra collaboratrice storica, oggi coordinatrice della divisione DMC di FA Travel, e quando parliamo di turismo MICE in Sardegna – quello vero, quello fatto di standard internazionali, di logistiche complesse e di dettagli che non devono sbagliare mai – io so che, dietro molti successi, c’è la sua firma. Silenziosa. Precisa. Costante.
E forse il modo migliore per raccontarla è partire dall’inizio: da quando era ancora studentessa.
Dal 2005 a oggi: uno stage che diventa una vocazione
Marta entra nel nostro mondo nel 2005, con uno stage. All’epoca – mi dice – aveva entusiasmo e curiosità, ma non immaginava ancora quanto il turismo MICE avrebbe segnato la sua strada. Ogni giorno imparava qualcosa: fornitori, dinamiche di evento, lavoro di squadra. Poi lo stage diventa un percorso. E quel percorso, anno dopo anno, la porta fino a oggi: coordinatrice della divisione DMC. Un’evoluzione costruita con esperienza, resilienza e formazione continua.
C’è un momento che lei identifica come svolta: il primo progetto gestito in autonomia. Un grande evento internazionale, partecipanti da più Paesi, logistica complessa, aspettative altissime. Ricorda l’adrenalina dei giorni precedenti… e la soddisfazione finale nel vedere tutto “filare liscio”. È lì che capisce che può reggere responsabilità più grandi.
E quando una persona capisce questo – davvero – cambia il modo in cui guarda il lavoro. Non è più “organizzazione”. È identità.
Brand tedeschi e standard altissimi: quando nulla è “casuale”
Con la nascita di FA Travel nel 2006, Marta ha un ruolo chiave nello sviluppo della nostra divisione DMC, specializzandosi in eventi corporate, incentive travel e product launch per grandi brand automotive tedeschi come Mercedes-Benz, BMW, VW e ŠKODA.

Le chiedo qual è stata la sfida più grande.
La sua risposta è chiara: far convivere due mondi che, a volte, sembrano lontani. Da un lato l’aspettativa “tedesca” di precisione assoluta. Dall’altro la Sardegna: bellissima, autentica, ma non sempre semplice dal punto di vista logistico. Il lavoro sta tutto lì: trasformare la complessità in armonia, mantenendo l’anima del territorio senza perdere un solo millimetro sugli standard.
E dall’approccio tedesco, Marta porta a casa una vera eredità professionale:
- pianificazione millimetrica (“nulla viene lasciato al caso”),
- comunicazione trasparente (chiarezza, puntualità, concretezza),
- efficienza come priorità (affidabilità e standard internazionali).
Mi colpisce una cosa: quando descrive questi principi, non parla solo di metodo. Parla di rispetto. Per il cliente, per il team, per la destinazione.
Empatia culturale: imparare a pensare come il cliente
Una delle qualità per cui Marta è sempre stata riconosciuta è la capacità di creare empatia culturale, soprattutto con il mercato tedesco. E qui lei fa un passaggio che, nel nostro lavoro, vale oro: non basta parlare una lingua. Bisogna capire come ragiona chi abbiamo davanti, quali valori lo guidano, cosa considera “standard” e cosa considera “promessa”.
Per alcuni mercati, mi spiega, affidabilità, coerenza, puntualità e sostenibilità non sono preferenze: sono prerequisiti. E questa sensibilità non nasce da un manuale. Nasce da ascolto attivo, esperienza sul campo, curiosità… e da domande semplici ma potentissime:
“Perché per loro questa cosa è importante?”
“Cosa si aspettano davvero da questa esperienza?”
È in queste domande che si costruisce l’Event Design serio: quello che non “impressiona” soltanto, ma risuona.
La pausa, la famiglia, il ritorno: cosa ci ha insegnato il post-pandemia
Nel 2022, dopo l’esperienza difficile del Covid, Marta sceglie di fermarsi. Una pausa necessaria, personale e professionale. Mi parla di famiglia, di due bambini piccoli, del peso di non aver trovato l’equilibrio, del senso di colpa vissuto troppo a lungo.
Poi, nel 2024, decide di rientrare. E nel 2025 assume il ruolo attuale. Non come “ritorno alle origini”, ma come scelta consapevole: più energia, più visione, più voglia di contribuire alla trasformazione di un settore che oggi richiede resilienza e autenticità.

E qui arriva un punto che sento molto vicino anche alla nostra visione: il mondo degli eventi è cambiato.
I clienti oggi chiedono sì bellezza e qualità, ma anche:
- sostenibilità
- connessioni autentiche con il territorio
- flessibilità organizzativa.
E raccontare la Sardegna come destinazione MICE “non convenzionale” diventa una responsabilità: farlo con approccio sartoriale, concreto, orientato al risultato.
Le competenze che contano davvero nell’Event Design
Oggi Marta coordina un team di professionisti. E quando le chiedo cosa serve davvero per avere successo, non parte dalla creatività.
Parte da tre pilastri:
- visione strategica e attaccamento all’azienda,
- capacità relazionali ed empatia,
- problem solving e adattabilità.
E io aggiungo una cosa (che chi lavora con noi conosce bene): queste competenze non si “dichiarano”. Si dimostrano. Nei briefing. Nelle notti lunghe. Nelle scelte piccole che nessuno vede, ma che cambiano la percezione del cliente.
Il consiglio ai giovani: formazione e curiosità, ogni giorno
Alla fine dell’intervista le chiedo un consiglio per chi vuole entrare nel turismo incoming, nell’incentive travel, nell’Event Design.
Marta non gira intorno: “La formazione non è un’opzione, è una necessità.” Parla di aggiornamento tecnico, certo, ma anche di crescita personale: soft skills, intelligenza emotiva, leadership. E mi racconta che dal 2019 programma almeno un corso all’anno per rigenerarsi e mantenere equilibrio.
Poi arriva la sua parola chiave: curiosità. Perché nel nostro settore non si finisce mai di imparare. E perché il vero salto di qualità è allenarsi a pensare come il cliente, a vedere quello che lui non dirà mai ad alta voce.
E chiude con una frase che mi resta addosso (perché è vera): l’eccellenza si costruisce nell’invisibile. Nei controlli all’alba, nell’empatia con un fornitore in difficoltà, nella cura maniacale di un dettaglio che “nessuno noterà”… ma che farà sentire un gruppo esattamente nel posto giusto, al momento giusto.
Ecco, Marta è questo: la qualità invisibile che rende possibile la qualità visibile.
Andrea Atzeri
L’autore
Andrea Atzeri è CEO di FA Travel, società MICE e luxury travel con sedi a Cagliari e Olbia, in Sardegna, e autore di Appunti di Famiglia. Progetta eventi corporate, incentive e viaggi su misura nell’isola, con un approccio costruito su relazioni durature e su una conoscenza profonda del territorio.
FAQ
Che cosa significa MICE?
MICE indica il turismo legato a Meeting, Incentive, Conference e Exhibition: eventi aziendali, viaggi incentive, congressi e fiere.
Perché la Sardegna è una destinazione interessante per il MICE?
Perché unisce scenari naturali unici, ospitalità, autenticità e la possibilità di creare programmi esperienziali su misura.
Quali sono le competenze chiave per lavorare nell’Event Design?
Visone strategica, empatia, problem solving, adattabilità e formazione continua.